LA NASCITA DEGLI STATI UNITI
D"AMERICA
di ALFREDO BONATESTA
1) La formazione della Nuova Inghilterra
La scoperta del Nuovo Mondo, avvenuta nel 1492 ad opera di Cristoforo
Colombo, giunse puntuale a soddisfare talune esigenze emergenti nella
società europea dell'epoca:
I)quella dei governanti spagnoli, portoghesi, olandesi, francesi ed inglesi di rimpinguare con nuove ricchezze finanze quasi sempre esangui e di modificare con nuove conquiste gli equilibri politici in atto nel Vecchio Continente;
2)quella della nascente classe borghese, protesa ad affermare una nuova concezione di vita ed a ricercare per sé condizioni ambientali più favorevoli;
3) quella della diaspora ebraica di trovare nuovi e più validi spazi di praticabilità alle proprie attese messianiche fino ad allora sempre deluse e tuttavia mai abbandonate.
I primi ad avventurarsi verso il continente americano furono gli Spagnoli, i quali colonizzarono dapprima Portorico e Cuba ed in appresso il Messico, il Perù e parte della Bolivia. Non meno tempestivi furono i Portoghesi, i quali rivolsero le loro mire principali sul Brasile. Anche la diaspora ebraica non esitò ad avventurarsi al di là
dell'Atlantico.Informa Werner Sombart (6/67) che nei primi centocinquanta anni dalla scoperta dell'America furono soprattutto un enorme numero di Ebrei ad affluirvi in quantità. Una delle loro mete preferite fu il Brasile, dove diventarono in pochi decenni la classe dominante. Intorno alla metà del XVII secolo quasi unicamente di Ebrei era composta la popolazione delle Barbados. La Giamaica, Surinam, St. Thomas, la Martinica, la Guadalupa ed infine Santo Domingo furono le altre località dell'America
Centrale e dell'America del Sud scelte inizialmente dagli Ebrei per edificarvi le proprie fortune. In tutti questi luoghi essi divennero i principali piantatori di canna da zucchero, in un periodo in cui la produzione zuccheriera, oltre al commercio delle pietre preziose, fu la colonna vertebrale dell'intera economia coloniale (6/69).
Nello stesso periodo, ossia fino a tutto il 1650, appena 50.000 persone, per la maggior parte addensate nel Massachusetts e nella Virginia, avevano popolata l'America del Nord (18/XXV). Ciò si spiega col fatto che l'élite traente della nascente classe borghese aveva preferito fino a quel momento puntare con tutte le sue forze - intellettuali e materiali - al sovvertimento delle tradizionali strutture di vita dell'Europa, mirando ad acquisire nelle proprie mani il potere politico, fin lì riservato alle monarchie d'ispirazione teocratica formatesi durante il Medio Evo. E, soltanto dopo che la Rivoluzione Protestante e la conseguente Rivoluzione Britannica ebbero suscitati gli " anticorpi " rispettivamente della Controriforma e della Restaurazione, la via del Nuovo Mondo assunse per innumerevoli mercanti, speculatori, affaristi, usurai e rivoluzionari in genere l'aspetto invitante di una " scorciatoia " per giungere a primeggiare nel consorzio umano.
L'afflusso meditato e sistematico di Europei verso l'America del Nord ebbe dunque inizio soltanto nel corso del XVII secolo, determinandovi il sorgere di un vasto sistema di colonie per conto delle varie potenze del tempo: maggiormente per l'Inghilterra e la Francia, episodicamente per l'Olanda, marginalmente per la Spagna. Tuttavia, mentre la
colonizzazione francese e spagnola si andò attuando prevalentemente ad opera di modesti lavoratori manuali, di uomini d'arme e di funzionari governativi, tradizionalmente rispettosi della Chiesa Cattolica e delle patrie monarchie, in altre parole tranquillamente e lealmente sottomessi all'ordine costituito, non altrettanto accadde per la colonizzazione inglese. " Le colonie inglesi ", ha sottolineato G. M. Trevelyan (24-11-372), " nacquero non da leggi dello Stato ma dall'intraprendenza di società anonime o di proprietari individuali ".
In effetti dall'Inghilterra fu specialmente una spregiudicata borghesia ad alimentare disordinatamente e convulsamente il flusso migratorio. Scrive Richard Hofstadter (53/8): " Nel Nordamerica la Corona ed i proprietari coloniali erano andati via via distribuendo una superficie grande parecchie volte quella dell'Inghilterra, dell'Irlanda e del Galles. Per trarre utili ulteriori, era necessario l' af flusso continuo di nuovi coloni ".
Ed i nuovi coloni furono fatti affluire con le buone o con le cattive maniere, più spesso con queste ultime. "La soluzione iniziale del problema", è ancora Hofstadter che narra (53/31), "venne dagli sforzi combinati di mercanti, capitani di navi, sensali ed incalliti agenti reclutatori di varia specie, coalizzati allo scopo di mettere insieme grossi carichi di bianchi, che - spontaneamente o controvoglia - si pagavano la traversata fornendo un temporaneo periodo di servitù personale".
"Esistevano nelle colonie inglesi d'America", chiarisce ulteriormente Leo Huberman (19/13), " due gruppi di servi sotto vincolo contrattuale. Il primo era composto da coloro che si erano venduti volontariamente per un periodo dai quattro ai sette anni semplicemente per pagare il prezzo della traversata. Nel secondo c'erano coloro ch'erano stati condotti via contro la loro volontà, caricati a forza a bordo delle navi, trasportati dall'altra parte dell'oceano e venduti in servitù. Le strade di Londra erano piene di rapitori, denominati "spiriti" dal popolino: nessuno tra i passanti era al sicuro e perfino i mendicanti avevano paura di parlare con chiunque menzionasse la terrificante parola "America". Genitori venivano strappati dalle famiglie, mariti dalle mogli, per sparire per sempre come se fossero stati inghiottiti dalla morte. Bambini venivano venduti da padri indegni, orfani dai tutori, parenti a carico o indesiderabili da famiglie stanche di mantenerli". Ma la popolazione delle colonie britanniche d'oltre Atlantico fu inizialmente incrementata anche mediante l'invio coatto sul posto di gruppi di "indesiderabili" dall'Inghilterra: quest'ultima cioè approfittò della necessità di braccia lavorative da parte delle sue colonie americane per liberarsi a più riprese di centinaia di poveri d'infimo livello e di condannati per crimini (19/13).
Poiché non ebbe a realizzarsi mai un adeguato flusso d'immigranti volontari, gli speculatori e gli affaristi fecero ben presto ricorso, oltre che all'utilizzo dei deportati e dei servi a contratto, denominati questi ultimi " redemptioners ", anche all'importazione di schiavi negri dall'Africa. Si andò formando dunque nell'America del Nord un eterogeneo insieme di bianchi e di negri, di liberi,semiliberi e schiavi. Né vi era maggiore omogeneità sul piano etnico. Specifica infatti Hofstadter (53/14): "Se si elencano i vari gruppi etnici,scozzesi, gallesi e irlandesi, francesi, tedeschi, svizzeri ed ebrei,il pluralismo etnico dell'America di fine Seicento appare impressionante. Ma, se si contano le singole persone piuttosto che le varietà nazionali e si dà il dovuto peso alle cifre, emerge subito il fondamentale carattere inglese delle colonie nordatlantiche d'inizio Settecento ".
Nell'ambito del ceppo etnico inglese, avviato a dare la caratterizzazione di base all'intero complesso delle colonie inglesi d'America, una collocazione di particolare rilievo fu assunta tuttavia dalla Setta dei Puritani, la cui base originaria d'insediamento e quindi d'irradiazione culturale fu costituita dalla Nuova Inghilterra, ossia dal territorio comprendente le colonie del Connecticut, del Rhode Island, del New Hampshire e del Massachusetts.
E' dunque indispensabile analizzare la weltanschauung, della quale i Puritani si fecero portatori.
Come ha sostenuto convincentemente Max Weber in uno dei suoi libri più noti, L'etica protestante e lo spirito del capitalismo, la Rivoluzione Protestante ebbe, fra i vari altri, anche un rilevante effetto di stimolo nella genesi di quella " mentalità affaristico-speculativa", che sarebbe stata in appresso la causa efficiente della moderna "civiltà capitalistica".
I princìpi di base del Protestantesimo, enunciati da Lutero nella prima metà del 1500, determinarono infatti, negli sviluppi che agli stessi furono dati da Calvino, il formarsi di una singolare concezione mistico-economica: quella dell'arricchimento come " segno " terreno della benevolenza di Dio verso il singolo essere umano. Un simile principio, gradualmente estremizzandosi, fece venire meno ogni esigenza di " eticità " della vita economica: dapprima dunque decadde il plurisecolare divieto della Chiesa Cristiana verso la pratica dell'usura e successivamente finì col trovare " giustificazione " qualsiasi pratica speculativa, anche la più abietta, purché fosse produttiva di lucro.
Di un tale modo d'intendere l'attività economica si fecero appunto portatori soprattutto i Puritani, protestanti ad orientamento calvinista, i cui primi nuclei, consegnati alla storia col nome di " Padri Pellegrini ", approdarono alle coste atlantiche dell'America del Nord nel 1620, circa 36 anni dopo che Walter Raleigh vi aveva fondata, per conto dell'Inghilterra, la colonia della Virginia.
Alcuni di questi Puritani, guidati da John Endicott, fondarono Salem, nella Baia del Massachusetts: altri, condotti da John Winthrop, capitalista di Suffolk, fondarono ancora nel Massachusetts altre otto città, fra cui Boston, propagandosi poi nel Connecticut. Altri ancora, presso i quali la motivazione economicistica cedeva il passo ad una preminente aspirazione libertaria, si riconobbero nelle concezioni di pensiero di Roger Williams, col quale dettero vita alla colonia del Rhode Island, fondando Providence. Tutti questi gruppi furono invariabilmente egemonizzati da manipolatori di capitali costituiti in élites terriere e commerciali, tanto che lo stesso Roger Williams
fu amaramente costretto ad ammettere, in un suo scritto del 1664, che divinità locali stavano diventando: Profitto, Privilegio, Piacere (23/91). Gruppi molto attivi di capitalisti, in parte Puritani inglesi, in parte Calvinisti olandesi, s'installarono infine nella zona di New York e nel New Jersey.
In realtà, la "vocazione" dei Puritani all'attività economica non era - già vi si è fatto cenno - che una componente, anzi un modo di estrinsecarsi della loro complessa "ideologia" religiosa, ricca d'influssi veterotestamentari ed orientata ad intransigente fanatismo.
Circa l'incidenza del Vecchio Testamento nella weltanschauung del Puritanesimo, è incontestabile il fatto che la Riforma Protestante pose in primo piano nel mondo cristiano i testi sacri della tradizione ebraica (12/193) a tutto detrimento di quelli della tradízione cattolica. "La Chiesa Cattolica", ha scritto Bertrand Russell (13/19),
"aveva tre sorgenti: a) la sua storia sacra era ebrea; b) la sua
teologia era greca; c) il suo governo e la sua legge canonica, almeno indirettamente, erano romani. La Riforma respingeva gli elementi romani, attutiva gli elementi greci ed insisteva fortemente sugli elementi giudaici ". C'è da osservare che il punto massimo nel processo d'identificazione del Protestantesimo con l'Ebraismo fu raggiunto proprio dalla Setta dei Puritani, i cui membri giunsero a considerarsi, ripercorrendo le orme dell'antico Popolo d'Israele, quale " nuovo popolo eletto ", legato a Dio da un " nuovo patto ", ben più preciso e particolareggiato di quello ch'era intercorso fra Jahvè ed Abramo.
" E' piaciuto al grande Dio stipulare con noi, sue povere creature, un trattato ed un accordo, i cui articoli sono qui compresi. Dio, per parte sua, c'impegna a provvedere a tutto ciò che riguarda la nostra felicità, purché noi accettiamo quegli articoli, credendo in lui... ", così scriveva Richard Sibbes, teologo puritano (15/472).
In definitiva, non pochi protestanti si erano fatti circoncidere, nel mentre guardavano al viaggio verso il Nuovo Mondo come ad una seconda fase dell'antica ricerca della Terra Promessa (14/60).
Accanto al Protestantesimo, nelle sue varie espressioni, una delle forze ch'ebbe un ruolo di protagonista di spicco nella " formazione politica " della società nordamericana fu la Massoneria. Ma di essa ci occuperemo più a fondo tra breve, in connessione col distacco delle colonie dalla madrepatria. Per ora, facendo sinteticamente il punto sulla situazione in atto nella seconda metà del 1700, occorre rilevare che le colonie inglesi d'America presentavano evidenti le seguenti connotazioni:
I) per derivazione quacchero-puritana, come reazione al centralismo autoritario lasciato in patria, uno spiccato spirito libertario ed autonomistico, fatalmente destinato a tradursi in spirito indipendentistico;
II) per derivazione ebraico-calvinista, un'attitudine alle pratiche economiche più spregiudicate;
III) per influenza massonica, una crescente " politicizzazione " in senso esasperatamente rivoluzionario;
IV) infine, come risultante dell'incontro di gruppi tanto diversi ed estranei fra loro, sradicati da terre lontane e protesi ad affermarsi per sopravvivere in condizioni ambientali di sfida e di anarchia, una terribile carica di violenza.
L'avidità e la violenza, caratteristiche degli individui che in eterogenei gruppi andavano a costituire le nuove popolazioni, ebbero inizialmente a manifestarsi attraverso una duplice valvola di sfogo: contro le colonie francesi e contro gl'indigeni Pellirosse. Le colonie francesi infatti, dal 1689 al 1764, furono spazzate via quasi totalmente e la bandiera inglese salì a sventolare dal Labrador alla Florida, dall'Atlantico al Mississippi. Nel contempo, avviando un processo che si sarebbe poi concluso nell'arco di oltre un secolo e mezzo, fu intrapreso col ferro e col fuoco il sistematico genocidio dei Pellirosse, allo scopo di appropriarsi delle loro terre.
E su questa pagina di storia, triste come poche, è necessario soffermare per qualche istante l'attenzione.

La nascita degli U.S.A.
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